Mamma è tornata!

dummies mumSono le 19:30, a Milano i Navigli sono popolati oltre misura, il papà dei del Dummies Project zoppica verso un appuntamento col destino: dopo qualche anno rivedrà Michela, la mamma dei suoi “Dummies”.

Ale e Gigi hanno qualche minuto di ritardo e io non riesco a visualizzare il numero civico che cerco e il mio sguardo vaga. Poi l’apparizione sul piccolo terrazzo che si affaccia in strada. La voce è melodiosa, non ricordavo quel suo curioso miscuglio tra parlato e cantato; rende piacevole anche il suo schernirmi. Giunto nella sua casa-atelier l’abbraccio: è più sottile di quanto la ricordassi e io sono più pingue di quanto ricordasse lei. Da manuale.

Ci raggiungono Gigi e Ale e si procede con le presentazioni. Questi due amici sono lo scheletro e i  muscoli del Dummies Project ma non conoscono l’artista che ha contribuito a creare i personaggi che loro interpretano da anni. L’atmosfera è cordiale e in parte divertita; in realtà è così ogni volta che Michela prende in mano la situazione, ha il tocco di Re Mida per queste cose. Il tempo stringe, saltiamo ogni preambolo ed entriamo nell’atelier. C’è poco da spiegare, abbiamo bisogno di lei, abbiamo bisogno di ricongiungerci con l’altro emisfero del nostro mondo, con il regno dell’eleganza, con qualcosa che sappiamo riconoscere ma non riprodurre, qualcosa che sa fare solo lei. Ci abbiamo provato, per necessità, in un susseguirsi di fallimenti. La mano sottile di Michela fruga nell’appendiabiti che custodisce i “pezzi unici” e ci mostra cosa ha immaginato per noi. I nostri volti s’illuminano e a me cambia pure la salivazione… “Porcaccia la miseria se sono meravigliosi!” Sono passati cinque anni e hanno migliorato Michela in modo sensibile come donna, come persona, ma come artista la crescita è stata esponenziale. Gigi indossa il nuovo look per Little No, il personaggio che ha in consegna, e d’un tratto i cinque anni di talento accresciuto risplendono conferendo al nostro dummy un aspetto più maturo, elegante, risolto. Tocca a me, al mio Moonny nato orfano delle cure di Michela, perché concepito solo due anni fa. Indosso prima la casacca, poi il pantalone: due pezzi che non so descrivere, perdonatemi, presto li vedrete. Lo specchio è lontano ma mi rifletto nei volti dei miei compagni: un misto di stupore, perplessità e ammirazione, ovvero il trittico di sentimenti che di solito provochiamo in chi ci incontra. “Che ne pensate”, chiedo per pedanteria. Silenzio. Mi guardano e riflettono. Silenzio. Questo scambio di silenzi mi ha reso trepidante e trepidante mi presento all’appuntamento con lo specchio.

Indossando una delle mie identità, mi vedo, sento il sangue affluire alle guance e penso: “Mamma è tornata!”

 

 

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