manifesto dummies singolo

 

Non è un manifesto. Solo una puntualizzazione.

“L’arte non vale più per noi come il modo più alto in cui alla verità si dà esistenza. Nell’insieme il pensiero presto si è opposto all’arte come rappresentazione sensibilizzatrice del divino; […]. L’arte ai suoi inizi lascia ancora sussistere un che di misterioso, un presentimento pieno di mistero, uno struggimento, perché le sue produzioni non hanno ancora completamente tratto per l’intuizione immaginativa tutto il loro contenuto. Ma se il contenuto compiuto è compiutamente venuto a rilievo in forme artistiche, lo spirito lungimirante ritorna da questa oggettività, allontanandola da sé, nel suo interno. Quest’epoca è la nostra. Si può, sì, sperare che l’arte s’innalzi e si perfezioni sempre di più, ma la sua forma ha cessato di essere il bisogno supremo dello spirito.” (cit. Hegel)

…ecco perché dopo la lungimirante previsione di Lord Byron sulla morte del mistero con l’avvento delle lampade a petrolio, oggi, dove tutte le forme sono corpo e massa, e ogni cosa è – purtroppo – illuminata, l’arte dell’invisibile ha fame di buio.

Se non ha nome non è.

Se non è, non ha corpo pur occupando uno spazio.  Crea fratture senza ricomporle.

E’ inspiegabile amore.

Dummies Project nasce da una lenta e paziente aggregazione di forme, da intense suggestioni e virtù evocative fatte di silenti strategie del pensiero, di poesia sofferente e frantumata, tagliente.

Dummies Project è una superficie frammentaria, architettura armonica che si prolunga nello spazio, prodotto e paesaggio interiore. È differenza sostanziale, sofferenza e affanno interiore, tormento perpetuo e inalterabile. Il suo viaggio legittima una certa idea d’esistenza, anzi la dimensione trasversale della quotidianità. Dummies Project è ritmo, decesso delle categorie sociali e proiezione verso l’altro, verso una radicale e costante decolonizzazione di se stessi; verso la rinuncia di sé e la maturazione di qualità estese oltre il contingente, oltre la stolida felicità esibita dalle emozioni.

Essere Dummy insegna a viaggiare e a prendere tempo, a parlare poco e a sottintendere molto. Insegna a privilegiare le dimensioni contenute e modeste. Insegna a giocare di scacco la realtà, in modo da non essere tenuti a esserci, a essere così e così, a essere travolti dall’inevitabilità del nostro stesso accadere. Insegna a vedere diversamente le cose, le catene d’illuminazioni, le epifanie della memoria e il terrificante nulla a cui esse accompagnano; un nulla perfetto e calibrato, infinitamente più efficace della vita, ostinatamente vivo ed estraneo a ogni possibile stima.

Essere Dummy è come essere qualcosa di traslucido, qualcosa di permeabile, di intermittente e variabile che induce alla frattura, alla natura come mondo incrinato e coperto di segni; un reale in cui la parola non si cristallizza in formule e precetti, in cui il dialogo non capitola cedendo alla logica. Un mondo in cui l’intelligibile dissimula un sapere essenzialmente muliebre, geografia sacra basata sulla fusione tra ingegno e necessità.

Dummies Project si propone come coscienza rinnovata e slegata dal concetto di proprietà, non assorbita da un’estetica identitaria. Indica a se stesso la via, l’esistenza marcata dalla negatività, il desiderio di essere altrove, di riconoscersi in un altrove, che poi è la dimora di partenza, quella abituale e per questo meno visibile, misconosciuta. Dummies Project non svolge alcun ruolo, non assolve alcuna funzione, se non quella di rendersi inoperoso e squilibrato, pura anomalia, patria misteriosa. Nasce come intreccio di cifre che formano lo spazio del vissuto, il manifestarsi e il nascondersi dei simboli; come ignota frontiera, imperfetta e discontinua, per niente rassicurante ma abbastanza riconoscibile. Nasce come prossimità, vertigine, mancanza e assenza, conoscenza dichiarata ma non rappresentata. Nasce già mancante di qualcosa, perennemente in difetto tra persuasione della natura e finzione della retorica. Dummies Project bandisce la mera ambizione, il banale compromesso nei riguardi della propria socievolezza. Bandisce il verbo inteso come orizzonte obbligato e decoroso, moderato e spietato quanto basta per ritenere la propria malinconia un mero rifugio contro le molestie del consorzio civile. Bandisce l’esistenza a tutti i costi, quella forza che trasmuta la differenza in egologia e l’afflato poetico nel frastuono della vita.

Dummies Project dichiara che essere a conoscenza di ciò che è insostenibile non è facilmente sopportabile! Nondimeno fiuta un rimedio, che consiste nel vivere tra lo smarrimento e il torpore, nel vivere illusi accettando la menzogna e l’impostura, col tentativo però di non cedere mai all’immobilità, al cinismo. Nell’azione dei Dummies si congiungono gesti e corpi, tutto un potere fatto di sapere, un testo che porta con sé il vigore di un pensiero aperto alla distanza. Un pensiero in bilico tra dialettica e decostruzione che non oltrepassa il piano metafisico ma ne evidenzia il lento procedere verso la sospensione del sapere.

Dummies Project testimonia la propria ricettività, la propria dimensione espressiva il cui limite è il brusio sommesso dell’erosione soggettiva. Testimonia la propria fede in una temporalità differita, allo stesso modo terrificante e ospitale, territorio in cui si è spinti ad accettare il fatto che dopo una verità ultima ne esista un’altra ancora più estrema. Rappresenta la congiunzione tra esterno e interno, sospensione della compiutezza formale esitante fra allucinazione e virtù della lirica.

Con Dummies Project nasce l’immagine braccata dal linguaggio, chiamata a rendere giustizia alle cose, costretta a oscillare sul bordo delle parole. Nasce Dummies Project come arte di saper vedere, saper ascoltare, saper leggere e ricevere. Nasce il negativo per eccellenza, la negazione stessa, l’immagine dell’attesa e della passività non insidiata dall’accidia. Nasce uno spazio perturbante, una scrittura allusiva e marginale in strettissimo rapporto con l’anima trasformatasi in memoria. Nasce una creatura tenace e risoluta nascosta nell’oscurità dei nostri addomi. Nasce per renderci consapevoli di non essere mai stati, forse di essere stati soltanto in un certo tempo e in un certo spazio, o di capire che le lacune e le emozioni abortite sono la vera cagione del nostro esistere. Dummies Project nasce per dar voce al nostro versante occulto che mostra la miseria del limite e la ricchezza dell’apertura; per offrire la possibilità di vivere non più distolti ma assolti, introdotti in un’incosciente preziosa intimità. Il dono di dei Dummies è l’offerta in sé, la disclocazione, l’incertezza e il rischio del possibile. Dummies Project chiede e offre asilo. Refolo di vento improvviso e un poco soffocante, profumo di vuoto, vuoto somigliante al vuoto.

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